Perdite su crediti: quando la cancellazione dal Registro Imprese non basta

Perdite crediti

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32909 dell’8 novembre 2022, ha fornito importanti chiarimenti sulla deducibilità delle perdite su crediti, smentendo l’idea che la semplice cancellazione di una società dal Registro Imprese sia sufficiente per stralciare un credito. 

I criteri per la deducibilità delle perdite

La normativa fiscale prevede specifiche condizioni per considerare una perdita su crediti fiscalmente deducibile. Non è sufficiente la mera cancellazione societaria, ma occorre dimostrare l’effettiva inesigibilità del credito attraverso prove concrete. 
Esistono tuttavia ipotesi di deducibilità automatica, che includono:

  • Crediti di modesta entità (sotto 5.000€ per grandi imprese, sotto 2.500€ per le altre)
  • Crediti prescritti
  • Crediti cancellati secondo i principi contabili

La novità della sentenza

La Cassazione ha stabilito un principio importante: la cancellazione dal Registro Imprese non determina l’estinzione automatica del debito. Questo significa che il creditore non può semplicemente ritenere perso il credito per il solo fatto che la società risulti cancellata.

I giudici hanno chiarito che restano possibili azioni di recupero nei confronti dei soci o dei liquidatori, aprendo nuove prospettive per il soddisfacimento delle pretese creditorie anche dopo la cancellazione societaria.

Suggerimenti operativi per le imprese

Per gestire correttamente le perdite su crediti, le società dovranno adottare un approccio rigoroso e documentato. È fondamentale verificare l’effettiva inesigibilità del credito attraverso tentativi di recupero e valutazioni accurate.

In alcuni casi, può essere opportuno procedere con una rinuncia formale al credito, secondo quanto previsto dall’articolo 1236 del Codice Civile. Questa strategia può consentire lo stralcio definitivo della posizione contabile.

Periodo di imputazione della perdita

L’anno in cui imputare la perdita non può essere scelto arbitrariamente. Deve coincidere con quello in cui si acquisisce la certezza dell’irrecuperabilità del credito, documentando oggettivamente l’impossibilità di recupero.

Conclusioni

L’orientamento della Cassazione rafforza i principi di trasparenza nella gestione contabile. Le imprese dovranno adottare un approccio più rigoroso nella valutazione e nel trattamento dei crediti inesigibili, predisponendo un’accurata documentazione che dimostri l’oggettiva impossibilità di recupero.

Lo Studio Bravo rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento e approfondimento di Vostro interesse. 

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